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Biografia - Premi

***

 

Florette Morand

Laureata all’Accademia Francese

Cavaliere dell’Ordine Nazionale delle Arti

e delle Lettere della Repubblica Francese

1957 - Parigi : Medaglia “Vermeil” de la Société del’Encouragement au Bien (25 anni)

 

Premi dell’Académie Francaise:

Prix Auguste Capdeville 1959

per “Chanson pour ma savane” (25.000 Franchi)

Prix Capuran 1968

per “Feu de brousse” (33 Franchi)

 

Medaglia d’argento della Società

“Arts, Sciences, Lettres” – Parigi

per il libro "Mon coeur est un oiseau des îles" 1954

 

1967 Gran Prix Martiniquais

pour l'ensemble de son oeuvre.

Martinique 27 novembre 1967 - 28 novembre 2012

 

In occasione della dipartita da questa vita terrena di Florette Morand

ho ripercorso la sua poetica

e donato ai posteri il suo prezioso contributo

alla letteratura,

che lei ha sempre "messo da parte",

per dedicarsi alla carriera del devoto marito Aldo Capasso.

 

     Un caloroso ricordo in onore di Florette Morand (nome d’arte di Florentine Adelaide Morand) vedova Aldo Capasso, è doveroso, il 14 febbraio 2019,  che a 93 anni ha lasciato la sua vita terrena, perché sempre abbiamo acquisito sempre viva dai suoi occhi la grande cultura. Già affermata poetessa nei Caraibi dapprima, e a Parigi in seguito, fu  devota eternamente al marito, con il quale ha accompagnato 27 anni gloriosi della sua vita prodiga all’arte. Cavalier della Letteratura Madame Florette Capasso della Guadalupa, dai lineamenti signorili creoli, aveva come unico scopo nella sua vita di ricordare l’arte di suo marito, mettendosi devotamente in secondo piano in qualità di scrittrice, per farlo emergere protagonista.

       Dalla pubblicazione in lingua francese di Éric Mansfield (Caribbean poetry (French) intitolata “La symbolique du regard: regardants et regardés dans la poésie antillaise d’expression francaise - Martinique Gadeloupe Guyane 1945-1982”, pubblicata nel 2009, è definita “l’inconsolée”, la sconsolata, e possiamo addentrarci nel suo mondo e conoscere alcuni suoi poemi in lingua francese che ritraggono attimi di vita trascorsi nelle terre caraibiche e a Parigi. Fu istitutrice a Morn a L’Eau, dell'isola di Grande-Terre e facente parte del dipartimento d'oltre mare di Guadalupa. Sono segnalate le sue raccolte “Mon coeur est un oiseau des îles” (1954, Edizione “Maison des Intellectuels” Parigi, 46 poesie con prefazione di Paul Fort, “Chanson pour ma savane” (1958, Librairie de l’escalier” Parigi, 77 poesie con una preghiera, con prefazione di Pierre Mac Orlan dell’accademia Goncourt, “Feau de brousse” (1967 Editions du jour, Montréal). Nel 1947 vinse il concorso dell’Associazione degli studenti di Parigi, nel 1949 ricevette il premio di prosa francese dei Jeux Floraux de la Guadaloupe. Fu membro della “Courtoisie Française” associazione che promuove la tradizione della cortesia e della civiltà, di Saulieu in Borgogna. Descrisse poeticamente come “dell’apocalisse” il ciclone Inez che devastò la Guadalupe il 15 settembre 1966. Riporto alcuni versi più emblematici delle sue liriche.

 

Una lode alla sua terra d’origine

di Guadalupa e alla Francia

in “Chanson pour ma savane”:

“Enfin je comprends combien je vous aime

o terre de France et sol tropical!

En moi confondus, vous etês la gemme

dont le feu m'éclaire ainsi qu'un fanal”

***

“Finalmente, capisco quanto ti amo,

o terra di Francia e terra tropicale!

In me confusi, siete la gemma

il cui fuoco mi illumina come una lanterna”

            Si esprime malinconicamente

verso la Francia in “Patrie”:

 

“Dans le soir qui descend, parle-moi de la France?

Tu sais si bien donner son culte à tes enfants,

quand son lontain regard reflétait sa souffrance.”

***

“Nella sera che scende, parlami della Francia?

Sai bene come adorare i tuoi figli,

quando il suo sguardo lontano riflette la sua sofferenza.”

 

Nel 1953 a Vichy offre una velata nostalgia

che lega la sua anima lontana alla sua terra amata:

“Vers ma patrie, un jour, quand je me tournerai,

dans les urnes du coeur, toujours je garderai,

par delà l'océan,

la douce souvenance d'un coucher de soleil

sur un fleuve de France.

***

“Verso la mia patria, un giorno, quando mi volterò,

nelle urne del cuore, terrò sempre, oltre l'oceano,

il dolce ricordo di un tramonto su un fiume di Francia.”

 

       Nella sua poetica traspare una “negritudine”, la sofferenza della schiavitù (canto negro) in “Chanson de ma savane” e “Tam-Tam dans mon coeur est un oiseau des îles”, con una vena poetica dolce di melanconia. Eccone alcuni versi per comprendere le sue origini creole in una terra afflitta dalla schiavitù.

 

“La chanson dont l'esclave a bercé sa souffrance,

la chanson que nos pères ont chanté dans les fers,

la chanson dont nos frères fleurissent la misère...

O tam.tam nostalgique!Ton baume d'espérance

sait de nos coeur plaintifs faire vibrer les fibres,…”

***

“La canzone con cui lo schiavo ha scosso la sua sofferenza,

la canzone che i nostri padri cantavano nei ferri,

la canzone in cui i nostri fratelli fioriscono miseria ...

O tam.tam nostalgico! Il tuo balsamo di speranza

Conosce i nostri cuori lamentosi da far vibrare i corpi,…” 

 

       Nel 2001 trascorsi dieci giorni in compagnia di Madame Florette, durante la commemorazione del marito, per il quale invitò a partecipare numerose firme artistiche liguri, mi lasciai trasportare dal suo entusiasmo clorito di poetica cadenza francese, e tenace istinto, quasi maniacale, nel proteggere e divulgare l’arte letteraria del marito defunto. Riporto la poesia che scrissi ispirata da quell’evento storico, al quale presenziarono numerosi artisti contemporanei al palazzo della Provincia di Savona, nella Sala Nervi. (elenco completo nel mio articolo “Alta Val Bormida” – maggio 2001) Mi colpì in particolar modo il suo sguardo fisso ad ammirare un ritratto del marito, seduta in silenzio, quasi estraniandosi per lungo tempo, nell’aere di un mondo parallelo misterioso, incantata nonostante il vociferare animato di una sala piena d’artisti, che distratti a salutarsi, si perdevano quell’atto d’amore infinito senza tempo né spazio.

 

Ad Aldo Capasso e Madame Florette

©Simona Bellone 2001

 

Della sua presenza sono luccicanti gli occhi a Lui devoti,

ancella silenziosa e variopinta.

La vidi porgere mai sazi elogi d’infinite parole d’amore.

Beltà e nobiltà il suo portamento,

dai lineamenti di terre paradisiache,

graziose gocce di colori sgargianti,

offuscate da ombre grigiastre

e frastuoni di moderne civiltà.

Danza ora ambasciatrice d’arte,

inconsueta arpa della Valbormida,

richiama a sé menestrelli di Glorie passate

e destrieri di moderne virtù.

Ansiosa anima in evoluzione,

eccola soffermarsi davanti ad un ritratto.

Era la sua metà, ora sospesa oltre nuvole argentee.

Chissà quali discorsi d’amanti,

in quei momenti silenziosi,

quali frasi di concorde menti riecheggiar gli eventi.

Sono eterno scambio di anime,

da un oscuro destino divise.

Raggi di sole alla terra, di Lui,

La riscaldano sospirante.

Occhi rimiranti il cielo, di Lei, Gli lacrimano speranze.

 

       Madame Florette Morand si prodigò con estrema grinta e passione perché annualmente con le mostre, che organizzava personalmente, nessuno poteva dimenticare il suo illustre marito, con anche l’istituzione del “Premio Capasso”. Sicuramente ora la staffetta passerà alle giovani promesse artistiche ed alle istituzioni altaresi, per perpetuare ai posteri le virtù letterarie di questo loro concittadino di grande valore, nonché della sua devota poetessa. Sposò Aldo Capasso il 9 luglio 1970, e ricordarlo con la sua dipartita in questi giorni è doveroso, con la certezza che lei ne sarebbe contenta e grata, appagata nei cieli per averlo raggiunto.

     In una triste giornata uggiosa, ieri 7 marzo 2019, ad Altare, è stata officiata da Don Paolo Cirio, nella parrocchia S.Eugenio, l’onoranza funebre a Madame Florette vedova Capasso (Florentine Adelaide Morand), alla presenza del sindaco Briano Roberto, alcuni altaresi, la sua più cara amica prof.ssa Ofelia Garbarino di Varazze, ed una rappresentanza dell’arte ligure, quale il ceramista Ettore Gambaretto creatore dell'ass.ne culturale "La casa delle Arti" di Albisola superiore (SV), il professor e critico letterario Marco Pennone, le savonesi scrittrice Maria Franca Ferraris e la presidente dell'ass.ne "Alzheimer" di Savona Clara Simioni, l'artista e pres. ass.ne culturale caARTEiv Simona Bellone di Millesimo (SV).

 

     Nella sincera e suggestiva omelia di Don Paolo Cirio, che ebbe l’onore di officiare anche la sepoltura di Aldo Capasso nel 1997, (Venezia 13/08/1909-Cairo M.tte (SV) 3/3/1997), è emerso ciò che questa illustre poetessa di grande cultura, abbia voluto trasmetterci ricordando l’opera artistica di suo marito Aldo Capasso: il piacere del bello della cultura, che deve essere insegnato, valorizzato, celebrato, condiviso, divulgato e tramandato ai posteri.

 

     A cura di Alessia Briano è stata letta a fine cerimonia, una lettera di Fulvio Bianchi che ha delineato i profili artistici dei coniugi Capasso, e due poesie di Aldo Capasso “Aldilà della morte” ed “Anniversario”, a cura di Alvaro Bazzano e Franca Bruzzone; hanno così concluso una cerimonia religiosa ed artistica e raccolta, per ricordare l’amore che univa queste due eccellenze culturali. (Un piccolo aneddoto per il loro matrimonio del 1970: Florette lo ricordava come “morganatico”, perché lei proveniva da una famiglia principesca caraibica, e lui dai Conti delle Pastene - Benevento).

 

     E’ da ringraziare la presenza dell’amministrazione comunale di Altare che si è presa carico totalmente delle onoranze funebri a questa illustre artista internazionale, che nata nelle isole caraibiche, in America centrale, visse in seguito a Parigi, dove pubblicò varie sillogi di poesie, e fu adottata dalla Val Bormida, deceduta il 14 febbraio scorso a Genova, (come riportato in targa sulla bara - classe 1926, 20 giugno Guadalupa).

 

     Nelle stagioni invernali soleva trascorrere il suo soggiorno dapprima in Torino ed ultimamente a Sampierdarena, già attivandosi per ricordare il marito nelle consuete commemorazioni primaverili raggiungendo la residenza di in Altare, per poi organizzare gli eventi culturali in Savona e dintorni, proferendo ai suoi più cari collaboratori, indicazioni utili da seguire alla perfezione.

 

     Quest’anno purtroppo non ha potuto perpetuare questa sua missione artistica, colta da improvviso malore in quel di Genova, lei che ha sempre curato suo marito e se stessa, con erbe medicinali, elargendo consigli a richiesta agli amici (cultura radicata nei suoi amati Caraibi).

 

     Resta ai posteri il proseguimento delle commemorazioni annuali per Aldo Capasso, nel premio a lui dedicato, in Altare, nonché alla poetessa e pittrice Silvia Ragazzini Martelli dell’associazione “Padus Amoenus” di Sissa (Parma), artista che Aldo Capasso considerò come una figlia artistica, e che ogni hanno gli dedica da due decenni orsono, un omaggio con manifestazione d’arte a 360° gradi, il 13 aprile.

 

     Sarebbe ormai opportuno conoscere le sorti della villa Capasso, che sorge accanto al celeberrimo Museo del Vetro di Altare, edificio che ha bisogno di interventi di restauro strutturale, ed un inventario e catalogazione della storia letteraria dei coniugi Capasso, a cura di un’associazione culturale preposta o fondazione da crearsi appositamente. Florette rese noto in vari discorsi ai suoi più stretti collaboratori, che l’esecutore testamentario era l’amico stimato di famiglia professore universitario, Don Giovanni Farris, sperando che, se ne conserva le intenzioni testamentarie, od altra persona da essi indicata in seguito, le proprietà propendino verso la gestione di associazioni valbormidesi o amministrazioni comunali altaresi. La villa Capasso sarebbe un fulcro culturale di valore, d’accesso pubblico per diffondere la cultura ai posteri di Aldo Capasso e Morand Florette. Diventerebbe sicuramente baluardo culturale valbormidese, nelle intenzioni accorate di quest’ultima, dal carattere forte ed esotico, con il suo intercalare francese, meticolosa ed anche gelosa del ricordo del marito, perché giustamente deteneva il copyright delle sue opere, e voleva gestire il da farsi. E’ da sottolineare che il prestigioso Premio Nobel per la letteratura, è stato conferito ad un solo ligure, il genovese Eugenio Montale nel 1975, e la nomination a tale premio, dignitosa menzione d'onore in merito, per un altro ligure, d'adozione altarese quale Aldo Capasso, deve essere ricordata come un vanto di tutta la Regione.

 

     Sarebbe anche opinabile un gemellaggio di Altare con Guadalupa, che il 27 marzo 2015, organizzò una manifestazione in ricordo dell’opera artistica di Madame Florette Capasso, presso la “Médiathèque Raoul Georges Nicolo” du Gosier en Guadeloupe (America Centrale).

 

     Le sue opere oltre a figurare con critica letteraria in “La symbolique du regard: regardants et regardés dans la poésie antillaise d’expression francaise - Martinique Gadeloupe Guyane 1945-1982”, (di Eris Mansfield -  2009), sono incluse anche in “Cent ans de poesie en Guadeloupe – 1911-2017” (di Gerard Lamoureux - 2017).

 

     Un piccolo appunto, è giusto ricordarlo proprio per questo evento funebre, perché Morand Florette, omaggiando la letteratura del poeta e critico, nonchè marito, Aldo Capasso con manifestazioni artistiche a 360°, ha chiamato a raccolta centinaia di artisti in circa 20 anni, tra Liguria, Piemonte e Lombardia, e tutti hanno beneficiato vantandosene di parteciparvi di buon grado, accrescendo i propri curriculum artistici.

 

     Questa affluenza di stima artistica, non è invece emersa al suo funerale, e a parere di molti, Florette meritava molto più riguardo e rispetto, che spero le sia reso in futuro con onori, congiuntamente alle commemorazioni a suo marito. Anticipiamo una manifestazione ancora in cantiere in merito, per elogiare entrambi i coniugi Capasso, prevista per il mese di giugno 2019 presso la Sala Nervi del Palazzo della Provincia di Savona, alla quale tutti son fin d'ora invitati a parteciparvi: verranno resi noti appena possibile date e modalità, dalle associazioni culturali "Casa delle Arti" e "caARTEiv".

Simona Bellone - 7 marzo 2019

Articoli in Rassegna Stampa Florette Morand

 

 

Alcuni brani tratti dalle recensioni

del poeta e marito Aldo Capasso

e della scrittrice Lidia Ratti,

elencano le doti ed esaminano le opere letterarie

della poetessa guadalupense Florette Morand,

evidenziando l'importanza dei temi trattati

ed una poetica che li ha egregiamente incorniciati.

 

Aldo Capasso su Florette Morand

"Non ricordo più bene se nel 1953 o nel 1954, il vecchio signore insigne Paul Fort, le Prince des Poètes, ricevette la visita di una bellissima fanciulla d’aspetto esotico (una buona dose di sangue negro, con qualche goccia di sangue indio e altre di sangue indoeuropeo), che veniva a sottoporgli un manoscritto poetico.

 

     Era una guadalupense (di nome Florette Morand), il suo libro si intitolava “Mon coeur est un oiseau des îles”, e quelle poesie erano tutto un caldo canto alla Guadalupa, la più bella forse delle “Isole Fortunate”. Paul Fort aveva cantato, in uno dei suoi ultimi volumi, la Guadalupa: ma dettò subito, per “Mon coeur est un oiseau des îles”, una prefazione in cui scherzosamente si autodefiniva un mentitore: pura simulazione, e non poesia guadalupense, era stata la sua; se ne accorgeva ora, che aveva davanti a sé la vera poesia della Guadalupa, finalmente realizzata.

     “Voici la vraie poésie de la Guadaloupe dans toutes les nuances, dans la divine fabrication des jours, dans ses montagnes, ses eaux fluides, sa vaporeuse mer, sa tendresse et ses amours”.

Già il titolo dl libro - che apparve poco di poi, nel 1954 – diceva l’intima rispondenza di quella giovane poesia all’atmosfera antillese, il conscio assunto di comunicare ai lettori di Francia e d’Europa (il libro usciva a Parigi) l’atmosfera delle “Isole Fortunate”; e diceva anche qualcosa di più: la consapevolezza di offrire un canto naturale e spontaneo, alimentato dall’istinto, e perciò paragonabile a quello degli uccellini medesimi.

Non è, naturalmente, la spontaneità del selvaggio, priva di tecnica e di tradizione; Florette Morand è, culturalmente, una francese, - una francese istruita la cui professione è, per l’appunto, insegnare la lingua francese; e, per esempio, quando fa quartine, mostra chiaramente di conoscere alla perfezione, e prediligere, la quartina baudelairiana, la metrica baudelairiana (né si poteva scegliere un maestro migliore).

     Ma essa ha compreso di non dover tradire la sua origine, la sua gente, quel suo popolo così istintivo e passionale e spontaneo; di non dover cedere alle perigliosissime tentazioni dell’intellettualismo, care ad una Europa matura e stanca, troppo assurde in un giovane paese come il suo; di dover dare una lirica semplice e limpida nello stile, si che essa non falsi il proprio contenuto quando esprime la gioia di vivere, si che la sua forma conservi una freschezza anche quando dica tristezza o dolore.

      Poesia, cioè espressione comunicativa, può dirsi, perché ciascuno di questi paragoni ha un suo fine espressivo, e vale a precisare una nuance; e non ci sono elementi spuri, quali concettismi o prolungamenti barocchi.

 

     Ma è poesia tenue, come tutta quella che esclusivamente paesistica, - naturalistica senza attingere il cosmico…: e Florette Morand c’interessa perché sa fare molto di più.

Liriche di questo genere – tenui – ce ne sono parecchie altre, nel libro d’esordio; ma accade anche, ripetutamente, che in esse pi s’introduca un elemento più complesso  o più individuale, che en accresce il sapore umano e le arricchisce.

 

     C’è l’odore di banane, e la brezza marina, le rive, i sentieri solinghi, le capanne sperdute remote: ma al centro del quadro sta la fanciulla, vera protagonista. Qui le apparenze naturali sarebbero esanimi, senza quella presenza umana e femminile. Sola è la fanciulla per i sentieri della sa intimità: la vita è ancora, per lei, attesa, speranza, sogni… E laguore: il languore delle creole e delle isolane…; che ci richiama al luogo del clima, evocativamente fondendosi con la parola di netto colore locale (ajoupa) e col profumo di banana, richiamato d’un tratto con opportunità per un evidente fine di concretezza.

 

     Anche il titolo del secondo libro – Chanson pour ma Savane – esprime la consapevolezza di parlare per la propria isola, d’essere in qualche modo la voce stessa della Savana, la voce dell’Isola. Ma ciò s’avvera in un senso sempre più largo e sempre più profondo: ben a di là della poesia “paesistica”, che dice la forma più tenue d’amore per la propria terra, eco l’affetto e il connubio intimissimo con tutta la Guadalupa, che diventa poesia nel rappresentare gli amori, le superstizioni, i dolori, le piccole gioie del popolo… La resistenza di antiche superstizioni ancestrali anche nel guadalupense coltivato: anche nella poetessa medesima. Gli amori subitanei e passionali, proprio come presso noi latini (i guadalupensi, notiamo, non sono francesi, sono in grande maggioranza negri). Le malinconie istintive, le nostalgie... . Ma anche la povertà, e la sofferenza di vedere da taluni superficialmente giudicato, con disprezzo, il colore nero della pelle… : e da ultimo questa pena sfocerà in conscia solidarietà anche per i Negri di altri paesi.

 

     Acquista così tutto il suo significato la bella notazione conclusiva di Pierre Mac Orlan: che i battiti di un cuore individuale si mescolano, si uniscono al ritmo vitale (bercement historique des marée) di tutto un mondo, ex-coloniale, che si trasforma, che sorge o risorge (“nouveau monde français”). … anche varie poesie scritte in Europa, durante i ripetuti viaggi transoceanici della poetessa: quando la guadalupense coltivatissima, artista, si trovava in mezzo ad intellettuali, in gran pare francesi, portatori della sua stessa cultura, tutti di larghe idee e antirazzisti, sicché poteva veramente aver la sensazione di vivere ne proprio mondo, di essere pienamente “a casa sua”.

     … Questi sentimenti di nostalgia,… sono pur fili stessi che qualunque antillese proverebbe spesso, nella fredda Europa, verso una terra calda il cui dolce clima protegge un poco anche la miseria dei più poveri.

La poetessa ha coraggiosamente illuminato anche questa sotterranea, viscerale fraternità che – malgrado tutta la sua cultura – la lega ai più poveri negri della sua cara Isola; ed ha comunicato il sottile brivido di sgomento, che comunicarci voleva.

 

     Cominciamo veramente a conoscere tutta la psiche della gente di Guadalupa… - Ma veniamo ora ad ispirazioni anche più intense: quelle suggerite dall’amore per i suoi fratelli, dalla pietà per i fratelli più infelici -, dalla umana solidarietà, calda e riscaldante.

 

     E’ la fase attuale della vita dei negri del Sud degli Stati Uniti: gli oltraggi estremi patiti, lesivi per la dignità umana …: il fatto che questi oltraggi non sono perpetrati con la superiorità del vero disprezzo, ma con odio (va sottolineato che non si odia ciò che si disprezza, ma piuttosto si odia ciò che si teme); il pathos del negro sofferente, che grida una sorta di preghiera, fatta di disperazione, verso il cielo, il sole (al Dio del cristianesimo? Agli dèi sùperi del paganesimo ancestrale? Secondo i cuori individuali: ma è sempre una estrema supplica verso il cielo, verso l’alto); l’impotenza delle forze sùpere, il prevalere degli dèi cattivi, inferi: spiriti atroci della notte (ed è appunto nella notte che il Ku-Klux-Klan compie i suoi riti e i suoi mostruosi delitti); quanto all’uomo bianco, al razzista di colà, la sua risposta è quella del wisky: perché fra l’altro, è bevitore, e suol chiedere forza al whisky sia per tentar di gioire sia per compiere i suoi crimini! Quante cose concisissimamente riassunte in poche parole nude; diciamo pure, quale magnifica nudità.

 

     La partecipazione umana, qui, la pietosa cordialità verso una creatura umiliata e offesa, nasce dalla solidarietà verso l’uomo di colore, circondato dai bianchi altezzosi e sprezzanti. – Ma non è sempre necessario questo motivo, della solidarietà razziale di  fronte alla burbanza di un’altra razza, perché la giovane poetessa, ancora poc’anzi tutta presa dalla sua solitudine, dalla sua attesa e dai suoi sogni di fanciulla si protenda verso altre creature con una comprensione commossa, tutta propizia al nascere della poesia.

Aldo Capasso-"Il tam-tam ed altre poesie delle isole" - 1962

 

Lidia Ratti su Florette Morand

     … Ecco Florette, ci viene incontro con una grazia tutta sua, inimitabile, leggera nel passo breve, avvolta nell’esotico colore della pelle, aperta nel sorriso spendente della bocca giovane e fresca e dello sguardo intenso. E’ una statuina esile, che apre appena abbronzata dal sole della sua terra lontana, elegante e raffinata nella sua “mise” tutta parigina, squisita sinfonia in rosa – l’abito, il fiore ne capelli, i sandali luccicanti - : da sembrare un fiore vivente di bellezza della sua isola incantata, la Guadalupa.

 

     Tutto in lei è misura ed equilibrio, dalla “tintarella”, che non varia per nulla da quella così faticosamente ottenuta dalle signore alla moda, al tono della voce, al perfetto accento francese, modulato con sapiente controllo e proprietà.

 

     Senza dubbio una creatura d’eccezione, che ha saputo fondere in sé due nature, e due mondi, istinto e cultura, antico e nuovo. La creatura viva e vibrante che essa è, la elegante fanciulla, che con tanta grazia, e direi sapienza, intrattiene in garbata e piacevolissima conversazione i suoi ospiti, si ritrova, in certo senso, nell’equilibrio della sua opera.

 

     Come il sorriso gentile ed amico si attenua nella dolce mestizia dello sguardo, e il riso si chiude in contegnosa delicatezza, - così la poesia esprime momenti e motivi differenti, che sfumano l’uno nell’altro. Se può sembrare strano che una forma di poesia, che ci sembra da porre nella, liricamente realistica, corrente poetica seguita, da noi, alla seconda guerra mondiale, venga dalle Antille, da una delle piccole, se pur rigogliosissime, isole caraibiche, questo prova come l’ispirazione non conosca differenze di latitudine né di nazionalità né di razza, e come anche la poesia, al pari di ogni fenomeno umano e sociale, segua l’evoluzione e il mutamento dell’umanità – afferri, faccia proprie le correnti di pensiero, anche quelle apparentemente più lontane.

 

     Così, dopo la seconda guerra mondiale, sorse e si affermò, soprattutto per merito di chi raccolse sotto l’egida del “realismo lirico”, le nuove forze letterarie, la poesia e l’arte nuova, ricreata da dolorose esperienze, corroborata da più vive e schiette vene di ispirazione; forze che spontaneamente fiorirono nell’antico e nel nuovo mondo e si accordarono nell’identità e unità di propositi: liberare l’arte da false apparenze, nutrirla di verità essenziale, di realtà concreta.

 

     Senza misconoscere o dimenticare l’ausilio prezioso della cultura, anzi accogliendola, come linfa vitale per innestarsi, per così dire, nella ininterrotta fioritura dei poeti di ogni tempo, dell’arte di ogni età, gli scrittori, i veri, aderiscono, anche inconsapevolmente, al rinnovamento in atto, dagli Italiani, ai Francesi, ai Belgi, ai Greci, agli Ungheresi. E anche Florette Morand, antillese di nascita, europea per cultura ed educazione. …

 

Tratto dal libro di Lidia Ratti

“La Poesia di Florette Morand” 1965

 

 

"Mon coeur est un oiseau des îles"

di Florette Morand - 1954

 

"Chanson pour ma savane"

di Florette Morand - 1958

 

"Feu de Brousse" - Florette Morand - 1967

 

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Florette Morand   -   Aldo Capasso

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Biografia - Premi

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Cavaliere dell’Ordine Nazionale delle Arti

e delle Lettere della Repubblica Francese

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1954 - Parigi : Medaglia d’argento della Società

“Arts, Sciences, Lettres” 

per il libro "Mon coeur est un oiseau des îles"

1957 - Parigi : Medaglia “Vermeil”

de la Société del’Encouragement au Bien (25 anni)

Premi dell’Académie Francaise:

1959 - Prix Auguste Capdeville

per “Chanson pour ma savane” (25.000 Franchi)

1968 - Prix Capuran 

per “Feu de brousse” (33 Franchi)

1967 Gran Prix Martiniquais

pour l'ensemble de son oeuvre

 

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Simona Bellone